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DURST 370 BW INGRANDITORE + OBB COMPONAR C 50mm F3.5

250,00

DURST 370 BW INGRANDITORE + OBB COMPONAR C 50mm F3.5

250,00

Gli ingranditori Durst godono della meritata fama presso gli stampatori di tutto il mondo, soprattutto per quanto riguarda la fascia medio-alta; ma anche tra i prodotti più economici è possibile trovare delle soluzioni più che dignitose per soddisfare la propria voglia di allestire una camera oscura senza avere troppi soldi da spendere.

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Descrizione

L’ingranditore ha tavolo e colonna !

Conto Vendita !

È il caso del Durst M370 BW, modello di base della gamma ma che, pur nella sua semplicità e con i suoi limiti strutturali, consente di stampare – il che fino a prova contraria è quanto essenzialmente si chiede ad un ingranditore.

Il prezzo di mercato del Durst si aggira tra i 250 ed i 300 Euro, cifra a cui naturalmente bisogna aggiungere il costo dell’obiettivo. Dopodiché servono solo la carta ed i chimici, e si è pronti a stampare. Il 370 BW pesa poco più di 11 chilogrammi, è alto un metro ed ha un tavolo base che misura 46×50 cm (di fatto, la superficie utile è 40x50cm). Viene venduto con un condensatore ed un portanegativi per il formato 24×36, ma acquistando appositi kit di conversione è possibile stampare il 6×7 (con il kit Lidiset67) o il 6×6 e 4.5×6 (Lidiset66). Diciamo subito però che ognuno di questi kit costa più o meno quanto il 370 intero, quindi sulla convenienza di questo aggiornamento ci permettiamo di dubitare. Di serie, l’M 370BW monta una lampada opalina da 75W. Abbiamo provato a stampare con lampade più potenti, ma non ne è valsa la pena: una lampada da 100W accorcia i tempi in maniera appena apprezzabile, una da 150W va meglio ma emette troppo calore per la calotta del piccolo Durst.

Il 370 BW è a condensatore, come solitamente avviene per gli ingranditori pensati per il b/n. Questo costringe a stare un po’ più attenti con i negativi, dal momento che graffi, polvere ed imperfezioni varie non vengono certo minimizzate, ma ripaga in termini di brillanza e nitidezza delle stampe. Come sempre, questione di gusti. Il montaggio è molto semplice: in pratica bisogna solo fissare la colonna al piano base, fissandola allo zoccolo apposito con le viti e le rondelle (fornite in dotazione insieme alla chiave per avvitarle).

È buona norma, comunque, verificare l’allineamento della testa col piano base, magari aiutandosi con una livella a bolla, e controllare il centraggio della lampada, regolando l’altezza del portalampade. L’ingranditore è privo di qualsivoglia funzione evoluta: si inserisce il filtro multigrade desiderato, si mette a fuoco, e si stampa. La testa non è inclinabile in nessun senso, e non essendo Multigrade non consente regolazioni intermedie tra i vari “mezzi stop” di contrasto: si lavora perciò con i classici filtri da ritagliare (7.5×7.5cm) e da inserire nel cassettino sopra l’obiettivo.

Il portapellicola non ha vetrini; l’obiettivo si avvita ad una rondella (con il classico attacco 39mm), che poi si fissa al portaottica con una vite zigrinata. La colonna, infine, reca i centimetri di altezza e i rapporti di ingrandimento per le tre focali tipo (50, 80 e 100-105mm). Questa essenzialità costruttiva limita l’uso del 370 alle funzioni di base: il 370 nasce per consentire la stampa di negativi piccolo formato che non richiedano correzioni prospettiche, e senza pretendere di andare oltre il 30×40. Tenendo ben presenti questi confini operativi, il 370 può soddisfare tranquillamente le esigenze di un fotoamatore che non chieda al “piccolo” della Durst di fare qualcosa per cui non è stato progettato. È quindi un ottimo acquisto per chi, con un budget limitato a disposizione, voglia iniziare a stampare il 35mm senza troppi problemi e senza volersi rivolgere al mercato dell’usato.

 

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